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Come ogni anno la voglia di sciare è tanta. Finisce sempre che a settembre, con la fine dell'estate e le giornate con meno ore di luce, si inizia già a pensare alla neve e alle curve nella polvere. A novembre poi, la solita prima nevicata che fa presagire un (falso) inverno nevoso ci fa tirare fuori gli attrezzi e pur di toccare la prima neve si fa una pellata nella neve bagnata e pesante giusto per dire: "buona la prima".
Un lampo di genio allora ci viene in mente: "Perchè non andare a sciare a settembre?". Ed è così che il 16 settembre 2024 partiamo verso l’inverno nell’altro emisfero, il Cile!
Voliamo su Santiago de Cile, un comodo viaggio di 13-14 ore per atterrare proprio davanti all’Aconcagua, la montagna più alta delle Ande. Le temperature non sono neanche basse qui e in pantaloncini e maglietta andiamo a farci un giro per la città a caccia di cibo locale e una SIM per il telefono.
Il nostro piano è quello di sciare, vedere più posti possibili e goderci il viaggio senza grandi ambizioni. Alla fine, percorreremo circa 3000 km, da Santiago scendendo “Al Sur” fino a Puerto Montt, al confine con la Patagonia, passando per valli e vulcani lungo la strada.
Le previsioni meteo capiamo subito che non saranno delle migliori, dovremo accontentarci di quello che riusciremo a fare e sperare di avere un po’ di fortuna nel nostro viaggio.
Primo giorno, pronti via mettiamo subito gli sci con ancora il jet lag in corpo, salendo un 4000 a ridosso della città di Santiago. Partendo dalla località sciistica di La Parva, saliamo verso l’omonimo Cerro in condizioni di poca neve, vento a raffiche e nuvolaglia. Non certo il benvenuto che speravamo ma a questa latitudine capiamo che sono le condizioni che sulle Alpi trovi ad Aprile inoltrato. Nonostante la sciata non sia stata fantastica, i panorami, le rocce e i colori sono comunque incredibili e il vento in faccia ci fa capire che in queste terre è lui il padrone.
Bene, prima gita fatta, iniziamo ora a scendere verso i vulcani più a sud, scegliendoli basandoci su cartine e foto e lasciandoci ispirare. Complice una giornata di pioggia, passiamo 8 ore sulla nostra macchina per raggiungere i dintorni di Chillan. Il giorno dopo saliremo verso la coppia di crateri del Nevado de Chillan (Nuevo e Viejo) e anche qui nuvole, vento forte (e qualche malessere per il cibo).
La neve, comunque, parte da quote più basse rispetto al primo giorno e qualche schiarita ci fa vedere che verso sud le montagne sono ancora più imbiancate. Finalmente verso il vero inverno!
Altri 2 giorni di brutto tempo. In macchina maciniamo chilometri, fermandoci ogni tanto per fare deviazioni culinarie, vedere l’oceano e sgranchirci gambe e schiena. In 4 in auto, con tutta l’attrezzatura, non è proprio il viaggio più comodo della vita.
Fidandoci delle previsioni meteo, proseguiamo verso l’estremo sud e così già nella prima settimana raggiungiamo Puerto Montt, dove le strade terminano e riprendono centinaia di km oltre, in Patagonia. Qui è proprio inverno, nevica a basse quote e il morale si alza subito quando vediamo che il giorno dopo danno sole e poco vento! La giornata tanto attesa.
Ci svegliamo e puntiamo dritti al vulcano Osorno, imbiancato e con la tipica forma a vulcano di quando te li immagini da bambino. Con un po’ di slittate arriviamo al parcheggio, dove partono due seggiovie ormai chiuse e con 1 metro di galaverna sui seggiolini. La giornata è fresca ma non c’è neanche una nuvola finalmente! Sotto di noi un laghetto da 40 km di diametro… foreste verdi e pendii regolari a 40 gradi pieni di neve, insomma quel giorno che capisci che il viaggio ne è valso la pena. Copriamo lentamente i 1600 m di dislivello che ci separano dalla vetta, a tratti faticosamente a causa di palle di ghiaccio che non fanno lavorare nemmeno i rampant. Gli ultimi metri sono veramente ghiacciati, con galaverna dalle dimensioni “patagoniche” che ci obbliga a lasciare gli sci sotto la vetta. Ma la sfiga è dietro l’angolo… tempo di arrivare proprio in vetta che arrivano di colpo delle nebbie che avvolgono la sommità del vulcano. Tutto si gela in fretta e dopo un po’ di attesa decidiamo lo stesso di scendere. I pendii regolari e con neve appena smollata che ci stavamo pregustando di colpo sono diventati un mare bianco in cui non si vedeva letteralmente oltre la punta degli sci, cosa che ci costringe a scendere seguendo lenti la traccia sul nostro orologio. La cosa che differenzia forse i vulcani dalle nostre montagne è proprio il fatto di non avere punti di riferimento; il vulcano è regolare e tondo, sempre uguale e non si capisce veramente dove si è nel momento in cui arriva il temuto white-out. Ad ogni modo, con un po’ di mal di mare perdiamo quota e verso la metà del percorso ci sono per fortuna delle schiarite che ci fanno tirare dei bei curvoni sulla polverella cilena. Quel poco è bastato per farci divertire assai!
Nei giorni seguenti si alternerà ancora un meteo brutto a giornate migliori, ed è così che cogliamo gli attimi per salire prima il famoso Villarica e poi il LLaima. Due vulcani eccezionali che ci regaleranno sciate indimenticabili.
Il primo è strafamoso e abbastanza affollato anche da persone che, con Guida, cercano di salirlo a piedi. È un vulcano attivo quindi occhio a capire se si può arrivare in cima o meno… informarsi quando si entra nel Parco. Folla a parte, è veramente una bellissima sciata, su una neve vellutata appena smollata e con vista sulla catena andina a perdita d’occhio. Il LLaima invece è più isolato, nonostante anche qui ci sia un piccolo impianto da sci. Non abbiamo trovato nessuno sul percorso e per la seconda volta troviamo una giornata di sole e senza vento che rende il tutto più piacevole. In più ci facciamo ingolosire dalla sua paretina con discesa quasi diretta dalla cima, un bel pendio a 45-50° con neve sopraffina! Lo spettacolo continua anche in basso fino a scendere sul velluto nella foresta di Araucaria, senza seguire tracce gps ma andando a naso e godendoci i migliori pendii.
2 giornate e mezza da incorniciare veramente.
Il nostro viaggio prosegue ancora, risalendo piano piano verso nord e facendo qualche tappa extra per bagni termali e visite più da turisti.
Per un motivo o per l’altro, finiamo poi per esplorare la selvaggia valle del Maipo, non lontana da Santiago. Qui ci sentiamo più a casa, con valli e montagne più ripide e strette, quello che dovrebbe poi essere il paradiso dell’heliski in pieno inverno. Infatti il solito lungo avvicinamento, guadando un paio di torrenti, ci immette in un bellissimo vallone, da cui basta solo lasciarsi ispirare dalle montagne attorno. È così che puntiamo a 3 evidentissimi e stupendi canali paralleli tra loro, sulla parete sud del Cerro Arenas. Dei 3 scegliamo quello al centro, che sembra avere neve migliore e dallo sviluppo di 600 m, insomma un bel viaggetto. Ci fermiamo poco prima della cima e nonostante la neve ventata ci facciamo una bella sciata su neve portante. Lungo rientro nei saliscendi finali e infine raggiungiamo la nostra auto, che troviamo con la ruota a terra per la seconda volta…
Per diversi motivi qui concludiamo il nostro viaggio sciistico e decidiamo di rilassarci nei pochi giorni rimasti a Valparaiso. Un paio di giornate a provare a surfare, bevendo molta acqua e ghisandoci spalle e schiena, prima di prendere il volo di rientro, soddisfatti di aver comunque fatto un viaggio fighissimo.
Qualche info e consiglio sul nostro viaggio:
Logistica abbastanza facile, noleggio auto prenotato da casa e assicuratevi di avere un bel 4x4
Sim per avere internet un mese, costa poco e potete prenderla a Santiago. Meglio Movistar e Entel, non le altre compagnie che prendono poco…
Alloggi presi sempre su booking e airbnb, spesso con poco preavviso e abbiamo sempre trovato dove dormire.
Accettano quasi ovunque pagamento con la carta, in ogni caso un po’ di pesos cileni è meglio averli e cambiarli nei centri locali
Periodo migliore: probabilmente ottobre per cercare condizioni neve-meteo primaverili. A metà settembre c’è anche la festa nazionale (che dura una settimana) e anche trovare alimentari aperti può essere più difficile.
Costo della vita poco meno che in Italia. Appartamenti per 4 persone economici (60-80 euro a notte) mentre fare la spesa ha dei costi simili ai nostri.
Avere una buona scorta di medicinali (vedi antinfettivi intestinali) può essere utile. Lì comunque ci sono farmacie più o meno ben fornite.
Avere kit per riparazione sci-scarponi (noi avevamo portato 1 sci in più per sicurezza). Non fare affidamento di trovare grandi negozi sportivi.
Attrezzatura da scialpinismo come per le nostre gite in primavera sulle Alpi (rampant e ramponi indispensabili per raggiungere le vette dei vulcani). Tenere conto che spesso verso la cima è tutto un po' ghiacciato e con sastrugi e galaverna, la vera sciata si fa 100-200 m sotto le vette.